la storia del giardino segreto

Fin da subito ci è piaciuta l’idea che i bambini pensassero a Borgo Indaco come ad un luogo inconsueto e stravagante, un piccolo giardino segreto dove chi entra si ritrova immerso in un gioco surreale e immaginario nel quale ogni educatore/artista si presenta come abitante di questo borgo. E così inizia la storia di un casolare immerso nel verde, trasformato in un piccolo villaggio chiamato Borgo Indaco, nel quale vivono una schiera di fate e folletti che amano l’arte, la natura e i bambini.

Chi entra a Borgo Indaco sa che vivrà per tutte settimane di frequenza in una fiaba. Gli artisti che tengono i laboratori non sono adulti titolari di laboratori, ma abitanti di Borgo Indaco che accompagnano per mano i bambini in un viaggio fatto di atre, sensazioni, emozioni. E gli educatori, assistenti degli artisti non sono educatori assistenti degli artisti, ma folletti, elfi e creature surreali che accompagnano i bambini e li assistono durante il giorno.

E perfino i bambini non sono più bambini, ma sono piccoli artisti ed esploratori con una missione da compiere. La loro presenza a Borgo Indaco è essenziale per dar vita a questo luogo. Accogliamo i bambini raccontando loro una fiaba, cercando di caratterizzare quel giardino nel modo più fantasioso possibile. Come in ogni favola che si rispetti c’è sempre qualcosa che va storto ed è proprio qui che entrano in gioco i bambini che dovranno, per la durata del progetto affrontare una serie di missioni e dare un finale alla nostra storia.

Il canovaccio è una caratteristica peculiare della scuola, è un modo per accompagnare i bambini lungo un percorso fatto di laboratori, sperimentazioni artistiche e cultura, ma tutto a misura di bambino.

È impensabile appassionare un bambino se non gli si parla con la sua lingua.
E i bambini nel corso delle scorse edizioni hanno sempre molto apprezzato il nostro sforzo di coinvolgerli in questo gioco, e, a dire il vero l’hanno apprezzato molto anche gli artisti, e gli educatori e tutti i collaboratori che possono permettersi di vivere in una fiaba per un mese l’anno esprimendo parti si sé che di solito la quotidianità ci spinge a tenere assopite.