mostre e installazioni

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MOSTRE E INSTALLAZIONI 

“Giocare con l’arte? Ma capiranno? Così piccoli, capiranno cos’è l’Arte? Capire cos’è l’Arte è una preoccupazione (inutile) dell’adulto. Capire come si fa a farla è invece un interesse autentico del bambini”. Partendo da questo pensiero di Alberto Munari, con il quale descriveva il metodo del padre, il [Non]Museo propone una programmazione e curatela di mostre e installazioni pensate per i più piccoli, coinvolgendo il lavoro e le poetiche di artisti provenienti da vari ambiti. Fondamentale nella nostra idea di percorso espositivo è il punto di vista del bambino rispetto alla fruizione ed osservazione attiva delle opere. Gli allestimenti avranno perciò come obiettivo quello di creare una dimensione a misura di bambino, affinché il suo sguardo così come i suoi recettori sensoriali possano incontrare l’arte con modalità attive e spesso partecipative.

IN PROGRAMMA  / maggio 2016

Di seguito la presentazione del percorso mostre e installazioni in programma presso [NON]Museo, via Aldini 50 a Cesena.

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> KATRIèM

“IL MIO MONDO, LA MIA TRACCIA”

Mostra didattica del progetto realizzato presso la Scuola dell’Infanzia Fiorita anno scolastico 2015/2016

a cura di: Fabiola Tinessa e Giorgia Valmorri

in collaborazione con i bambini e le insegnanti  della Scuola dell’infanzia Fiorita

Il progetto si è svolto nella Scuola dell’infanzia comunale Fiorita nell’anno scolastico 2015/2016 coinvolgendo circa 100 bambini dai 3 ai 5 anni. Il percorso proposto si è sviluppato sul tema della traccia in due fasi. Durante la prima fase si è proposto l’utilizzo del colore blu, ispirato alla poetica dell’artista Yves Klein, e ognuno dei bambini ha creato un racconto di sé facendo esperienza di ciò che significa lasciare traccia. Il processo del lasciar traccia è stato proposto all’inverso, per sottrazione: i bambini sono stati invitati a portare via il colore precedentemente spalmato su un pannello di legno. La ricerca degli strumenti con cui “portar via” e “lasciar traccia” e la scelta di utilizzarli definiscono in modo inequivocabile il mondo interiore di ogni bambino. Il processo laboratoriale si è sviluppato in un’alternanza di azioni individuali e collettive, una danza relazionale che ha stimolato la condivisione pur lasciando spazio alla possibilità di espressioni più intime e individuali. Le pareti blu segnate dai gesti che lasciano traccia rappresentano i confini di un mondo segreto dove ogni bambino può abitarvi attraverso i piccoli diari intimi che raccontano con codici criptati la loro individualità. Nella seconda fase lo strumento di lavoro privilegiato è stato l’argilla che consente attraverso le sue proprietà plastiche di essere allo stesso tempo sia calco che impronta. Ogni gruppo di bambini, in fase di esplorazione, ha posto l’attenzione su di una parte del giardino, decidendo così di calcare tramite l’argilla quella parte di giardino.Ogni gruppo di bambini ha individuato un frammento di verde andando a creare così una mappa emozionale di un luogo che vivono tutti i giorni. La mappa emozionale del giardino e la sua traccia viene affiancata e messa in parallelo alla traccia che ogni bambino ha lasciato di sé usando sempre come materiale l’argilla.

Scuola dell'Infanzia Fiorita

Scuola dell’Infanzia Fiorita: Sezione Arcobaleno – Bambini: Aifuwa Ashley Esohe, Biagioli Olivia, Brigliadori Mattia, Capozzi Angelo, Castagnoli Matilde, Chahir Omar, Conti Leonardo, Costanzo Gabriel, Fiorini Maicol, Mohamed Cheklan, Lipari Sofia, Manfroni Camilla, Mariani Andrea, Marino Alessandro, Nico Sofia, Nucci Gloria, Palumbo Chiara, Pirra Petrit, Salvaggio Sonia, Sciarretta Emanuele, Seconi Raffaele, Thiam Serigne Falilou, Ursu Sabrina, Valentini Filippo, Adam Yakine. Insegnanti: Jessica Manzone, Eleonora Vicarelli, Stefania Zoffoli. Collaboratrice scolastica: Anna Detoma.Sezione Luna – Bambini: Abiden Thomas, Antonelli Matilda, Bardi Rodolfo, Bevacqua Victoria, Facchini Ryoma, Farabegoli Margherita, Gjnaj Alison, Housni Marwa, Latiffi Sindi, Luongo Fabio, Mattuber Tasin, Melnikau Nikolai, Mordenti Elia, Neri Anna, Pavolucci Chloe, Pezzi Martina, Rossi Federico, Rucaj Gledis, Santangelo Alfio, Savvitchev Kilian, Shkambi Jennifer, Soscara Bianca, Tani Leonardo, Vitali Viola. Insegnanti: Giusy Colicchia, Vittoria Ricci. Collaboratrice scolastica: Cristina Cavallucci. Sezione Sole – Bambini: Ahmed Erika, Bianchi Sofia, Chiochiu Arianna, Comandini Aura, Cucchi Aurora, Degli Angeli Maria Laura, De Simine Kevin, Fantini Beatrice, Fernandez Olivares Chiara, Gjnaj Emily, Hazim Amir, Lughi Alessandro, Maioli Stefano, Murgolo Alessandro, Nija Florian, Poggi Emma, Qasmaoui Omar, Ridolfi Martina, Sassano Julian, Toure Mohamed, Vangjeli Nelson, Vincenzi Vera, Zairi Fatima, Zangoli Nicolò. Insegnanti: Imma Imparato, Anna Schezzi. Collaboratrice scolastica: Katia Paolizzi. Sezione Stelle – Bambini: Allegra Tommaso, Bellavista Andrea, Belletti Maya, Bisha Emily, Brighi Jacopo, Calandrini Riccardo, Castagnoli Filippo, Ermini Rachele, Flangini Marta, Huan Oscar, Lucchi Rebecca, Lughi Gabriele, Manfroni Nina, Marinov Teo, Moretti Mattia, Oborneva Eilina, Palumbo Laura, Risponi Alex, Rotariu Jessica, Savvitchev Luna, Spizzico Felice Andrea, Toure Tata Fatim, Tramonti Benedetta, Valzania Youssef Amadou. Insegnanti: Rachele Bravi, Barbara Castellini, Veronica Finocchiaro. Collaboratrice scolastica: Emanuela Mantani.

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> GIORGIA VALMORRI

“GIOCANDO CON IL BLU”

installazione

All’interno dello spazio si troveranno materiali di diversa natura. L’unico aspetto che li accomuna è l’essere di colore blu. Con il materiale, tagliato di misura uguale, le persone avranno a disposizione scotch di tipologie diverse per attaccare e andare a creare un collage, senza uno schema stabilito e impostato. I materiali quindi si andranno a sommare fino a creare uno spessore composto dal passaggio delle persone, spessore che porta con sé tante idee e tanti momenti di gioco puro e semplice.

Lo scopo di mettere a disposizione uno spazio pieno di materiali senza dare obiettivi o imput specifici parte dalla riflessione fatta dall’artista Giorgia Valmorri durante la creazione delle tavole del progetto “Il non poterti vivere mi ha fatto pensare solo che a te”. Scorgendosi completamente assorbita nel “gioco con il blu”, avendo perso i contatti sia con il tempo che con lo spazio Giorgia ha riscoperto la libertà del gioco, del perdersi e del riscoprirsi bambini.

Giorgia Valmorri

Giorgia Valmorri nata il 20 agosto del 1984, si approccia all’arte fin da bambina iniziando gli studi artistici. Nel 2007 consegue il diploma quadriennale nel corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Dal 2013 collabora e partecipa a Workshop curati da Silvia Petronici “Sense of Community”, sull’arte installativa site-specific, continuando così con il suo percorso artistico, attraverso la creazione di mostre e installazioni site specific. Nelle sue opere il filo conduttore è la partecipazione e l’importanza del seme, come punto dalla quale parte tutto. 

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“ARCIPELAGO. Pratiche ed esercizi di arte pubblica e favole urbane”

Arcipelago #01# nasce come un eserciziario urbano per portare alcune pratiche di arte vicino alle persone. “L’arte deve farsi sempre più vicina”, questo è il pensiero guida che fin dal principio ha delineato l’idea di questo percorso. Vicino alle persone, vicino ai luoghi, vicino alle identità culturali e sentimentali di una città. Attraverso una serie di esercizi, lo sguardo sarà chiamato a disinnescare tutte le vie unilateriali che spesso ci appartengono per provare ad aprire altre possibilità al “vedere”. L’immaginazione è chiamata ad agire partecipando ad un percorso nel quale l’arte è vettore di relazione, incontro e conoscenza verso sè stessi e versa il luogo – città. Nel suo farsi vicina, l’arte si fa carico di un ruolo attivo e partecipe all’interno dello spazio urbano e della comunità che lo abita.  Da ottobre 2015 il [NON]Museo si espande presentando una nuova sezione di arte pubblica denominata “Arcipelago – pratiche ed esercizi di arte pubblica e favole urbane”, un percorso itinerante di opere d’arte realizzate in site specific in alcuni spazi urbani della città di Cesena. Il progetto prenderà forma attraverso una serie di prime opere che saranno realizzate nel 2015 per poi darsi come obiettivo quello di un percorso che possa essere continuato e condiviso nel tempo con la città. Arcipelago sottolinea l’idea originaria di [NON]MUSEO che pensa ad un museo che è da nessuna parte e dappertutto. Un museo a cielo aperto, rivolto a visitatori del quotidiano. Un museo che non ha bisogno di essere luogo da raggiungere, ma che raggiunge da sé le persone. Un museo che permette all’arte di farsi vicina, creando significato, chiamando tutti alla partecipazione e dedicando attenzione al “dare valore” allo sguardo e alla vita. Un [NON]museo che parte dai bambini per promuovere un pensiero aperto e multiforme verso l’arte come veicolo di crescita e promozione del pensiero individuale, partendo dai loro occhi e dal loro cuore ancora privi di sordità.

PRIME OPERE PRODOTTE:

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VIOLA NICCOLAI 

“FAVOLE URBANE”

opera di street art

opera tratta dall’albo illustrato: “La volpe e il polledrino” 
di Viola Niccolai / testi di Antonio Gramsci / edito da Topi Pittori

La sezione di “Arcipelago” denominata “favole urbane” nasce dall’idea di coinvolgere una serie di illustratori di albi per ragazzi in un macro progetto di arte pubblica. La suggestione per questa favola urbana è quella di riprodurre illustrazioni di libri su muri di città attivando un processo di relazione tra diversi luoghi e diverse città coinvolte. Gli illustratori coinvolti saranno chiamati a scegliere per ogni città una propria illustrazione ma sviluppando una relazione con le scelte degli altri artisti. Le illustrazioni, appartenenti a libri e a storie totalmente diverse si incontreranno tra loro formando un nuovo immaginario racconto.

Questo percorso prende forma nella città di Cesena con la prima illustratrice Viola Niccolai, che accoglie l’invito proponendo una tavola del suo libro “La volpe e il polledrino”, albo che si dedica alla narrazione delle memorie infantili di Antonio Gramsci (Topi Pittori 2014). Da questa prima immagine si andranno a sollecitare altre città ed altri illustratori a proseguire questa favola urbana che sarà poi raccolta in un unico libro e sarà visibile al raggiungimento della terza città coinvolta in un app che sarà costruita ad hoc per il progetto.

AZIONE PUBBLICA DELL’ARTISTA E REALIZZAZIONE DELL’OPERA

INIZIO DOMENICA 27 SETTEMBRE 2015  in Via Turchi, 1

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GIORGIA VALMORRI

“Si dice che il parlare sia d’argento e il silenzio d’oro”

opera partecipata
 
150 kit: penna biro, carta specchio, carta da pacchi marrone, stoffa. Barattolo di latta, scritte a gesso

Opera partecipata creata dall’incontro di Giorgia Valmorri e alcune dei bambini partecipanti alla V° edizione di Borgo Indaco – Scuola estiva di + arti per bambini. Attraverso un percorso didattico sull’arte partecipata i bambini hanno fondato un ipotetico collettivo che ha deciso di chiamarsi “Gli argentati”. Il nome del collettivo nasce dal continuo confronto dei bambini intorno ad una questione: si dice che “IL PARLARE è D’ARGENTO IL SILENZIO è D’ORO”. A termine del laboratorio i bambini creano la loro opera partecipata che si chiamerà “L’infinità del cedro” che sarà installata a Borgo Indaco il 1 agosto 2015. A seguito di questa esperienza Giorgia Valmorri propone un’installazione pubblica all’interno del progetto “Arcipelago – Esercizi e pratiche di arte pubblica” che possa in qualche modo proseguire quanto nato insieme ai bambini. Dall’esperienza nasce l’opera partecipata “Si dice che il parlare sia d’argento e il silenzio d’oro”, un’installazione itinerante per le vie della città di Cesena.

Collettivo “Gli argentati” è stato composto da: 
Alessandro Marconi, Simone Popolizio, Beatrice Pezzi, Pietro Magnani, Natalie Muccioli, Giovanni Ragni, Emma Mingozzi, Anna Poggi, Agnese Chiarini, Catalina Burioli, Mattia Cicotta, Achille Ravagnoli, Agnese Rovereti, Letizia Boncaldo, Martina Crociati, Viola Ditillo, Ginevra Rondini, Davide Pezzi.
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KATRIèM  

“Segnaletiche altamente sensibili”

opera collettiva 

a cura di Katrièm Associazione

“Segnaletiche altamente sensibili” è un’azione di partecipazione per creare un’opera collettiva con la città. Attraverso un laboratorio condotto da Valentina Pagliarani durante le giornate di opening del [NON]Museo, all’interno dell’iniziativa parallela di Commonplace presso Festa dell’architettura in Biblioteca Malatestiana. Il laboratorio si propone come una chiamata pubblica a bambini, ragazzi e adulti invitandoli a giocare intorno al significato di “arte pubblica”. Durante il laboratorio che sarà proposto come una sorta di officina creativa nel Chiostro di San Francesco, ogni partecipante potrà proporre e ideare dei cartelli segnaletici che saranno installati in alcuni parchi pubblici della città di Cesena. L’invito è che ogni cartello possa suggerire un’azione relazionale o segnalare una questione “altamente sensibile” da mettere in pratica in quel luogo. I cartelli verranno prodotti e installati nella città nel 2016.

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archivio marzo / aprile 2016

permanenze

> “PERMANENZE”

di BARBARA BALESTRI

Mostra di dipinti e disegni

“Quando tracciamo raccontiamo sempre una storia anche se a volte non ce ne accorgiamo. I miei dipinti raccontano la mia storia in un continuo intreccio tra passato e presente. L’orizzonte che vedo è limitato dal mio sguardo e sfuma dal centro verso i confini del mio occhio, ma non per questo io dubito di altri orizzonti, quelli che so che potrei vedere voltandomi o guardando da altre posizioni. Orizzonti che sono sempre presenti nella stessa percezione dell’orizzonte che ora vedo e senza i quali esso non sarebbe quello che è, orizzonti che non solo posso e potrò raggiungere ma anche che non posso più o non potrò mai raggiungere. In ciò che ora percepisco sono innestati altri tempi e passati irrecuperabili, che fanno il presente che si apre al futuro. Il presente vive del passato che muore e non può far morire che un passato realmente esistito.” Barbara Balestri

La mostra presenta una serie di dipinti nati da un’indagine che l’artista sta compiendo, in particolar modo intorno ai ricordi della propria infanzia. Parte della mostra è dedicata ad un momento di condivisione con i visitatori, che sono invitati a lasciare nella stanza, in forma privata o pubblica, una traccia che racconti di un ricordo. Tratti o parole hanno la stessa capacità di descrivere, ci consolano e ci dicono, in un modo o nell’altro, di noi.

Barbara Balestri nasce a Cesena nel 1977.  E’ pittrice, mediatrice artistica e arte terapeuta ad indirizzo psicodinamico. Studia filosofia con una tesi in storia della psicologia. Ha fondato nel 2010 Atelier Sperimentale (Laboratorio di libera espressione artistica). Conduce la sua pratica professionale privatamente, in ambito educativo, sociale e clinico. 

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> “IL NON POTERTI VIVERE

MI HA FATTO PENSARE SOLO CHE A TE 

/ secondo movimento”

di GIORGIA VALMORRI 

e LORELLA CALZOLARI

Installazione site specific

All’interno della sala, sono appese come spartiti musicali sette tavole che hanno dato il via, durante la scorsa edizione di Bim! Microfestival di cultura infantile presso la Scuola Primaria Carducci ad un’improvvisazione musicale, eseguita dalla pianista Lorella Calzolari. Le tavole, realizzate da Giorgia Valmorri, portano con sé una narrazione a diverse voci. Una storia che racconta di ricordi d’infanzia e di ciò che permane dell’esperienza quotidiana nel luogo della scuola dopo tanti anni. Gli strumenti di osservazione utilizzati dalle artiste sono stati in prevalenza registrazioni sonore, gli spazi della Scuola Primaria Carducci e il ricordo di pensieri ed emozioni personali. È un racconto sulla lontananza e sulla ricerca di contatto, sull’ascolto e sulla ricostruzione di un’atmosfera. Il luogo della scuola, le registrazioni e i ricordi sono diventate il ponte per un incontro tra immagini e musica.

Giorgia Valmorri nata il 20 agosto del 1984, si approccia all’arte fin da bambina iniziando gli studi artistici. Nel 2007 consegue il diploma quadriennale nel corso di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Dal 2013 collabora e partecipa a Workshop curati da Silvia Petronici “Sense of Community”, sull’arte installativa site-specific, continuando così con il suo percorso artistico, attraverso la creazione di mostre e installazioni site specific. Nelle sue opere il filo conduttore è la partecipazione e l’importanza del seme, come punto dalla quale parte tutto. 

Lorella Calzolari nata nel 1963 nella provincia di Parma, vive e lavora tra Parma e Marostica (Vicenza).  Si occupa di design autoprodotto progettando e realizzando oggetti in diversi materiali, legno, cemento, materiali plastici, vetroresina. L’attività prevalente nell’ambito della ricerca artistica è la scultura e in essa una ricerca sul vuoto, la relazione e il suono.  Negli ultimi lavori realizzati all’interno di progetti site specific, ha collaborato con l’artista Giorgia Valmorri sviluppando una modalità artistica che unisce l’interesse per la composizione musicale, la performance e l’intervento di tipo relazionale. Ha esposto in mostre collettive e personali collaborando in particolare con Silvia Petronici, curatrice indipendente, in progetti residenziali ed espositivi in varie sedi e città.

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> KATRIèM 

“CHE COS’è L’ARTE? Esercizi

senza bisogno di una risposta”

MOSTRA DIDATTICA 

a cura di: Valentina Pagliarani, Leslie Silvani, Fabiola Tinessa
mostra fotografica a cura di: Simona Barducci 
in collaborazione con: Enrico Malatesta, Cristina Brolli, Emanuela Orciari, Elena Campacci
esito della V° edizione di Borgo Indaco – Scuola di + arti per bambini 
 
<< cos’è l’arte? Non ci rispondete bambini tanto sappiamo già la risposta, ve l’abbiamo chiesto tante volte. La risposta è: l’arte è disegnare e fare sculture per poi metterle in un museo. E se vi raccontassimo che non è solo quello, che c’è molto di più da sapere su ciò che gli artisti fanno oggi, che l’arte non è solo quella al tempo di Picasso e che non sta solo nei musei ma che l’arte di oggi quella che per l’appunto chiamiamo contemporanea, è molto vicina al vostro mondo e usa una lingua e un tempo nel quale si può viaggiare, costruire tanti significati, trovare nuove e vecchie storie, conoscere o ri-conoscere, vedere e osservare, trovare nuove forme di comprensione di ciò che i vostri occhi sentono e le vostre orecchie vedono. Sembra magico detto così vero? Non vi chiediamo di trovare grandi significati alle opere che guarderemo, ma insieme a noi di “fare” per “capire”, di giocare un pò con l’arte utilizzando ogni giorno per qualche minuto la lingua di cristallo che utilizza l’arte per parlare>> Le fate di Borgo Indaco.
Stare di fronte ad un disegno infantile e ad un’opera d’arte pone nella stessa condizione il fruitore: in entrambi i casi bisogna contribuire personalmente nella costruzione di significati, diventare una sorta di co-autore che si identifica emotivamente con chi ha fatto la creazione, accettando che l’interpretazione non sarà mai univoca, anzi che forse alla fine non ci sarà nulla da capire. Come dice Umberto Eco, in arte un’opera ha valore se diventa oggetto di comunicazione intersoggettiva. Questa mostra dispersa per il [NON] Museo intende suggerire come  il “capire l’arte” alla fine altro non è che un imparare a “vedere” mettendosi in un atteggiamento di disponibilità verso ciò che si guarda, con una capacità all’ascolto e all’attesa, sentendosi co-partecipatori dell’opera nell’aprirla alle sue svariate possibilità di narrazione emotiva.

archivio dicembre 2015 / febbraio 2016

 IMG_0554> SARA BASTA E MARIANA FERRATTO
“Lingua mamma”
Mostra
 Il progetto Lingua Mamma nasce da una considerazione sul linguaggio come primo elemento di differenza tangibile tra le culture e primo veicolo per l’identificazione della realtà e per la costruzione della propria identità. Nello specifico è stato pensato per la comunità bangladese di Roma, studiando un percorso di scambio artistico-linguistico tra bambini italiani e bangladesi e tra bambini e madri bangladesi e italiane. Successivamente lavorando direttamente con i bambini della scuola primaria Pisacane il progetto si è trasformato  adattandosi alla realtà della scuola e alle diverse nazionalità dei bambini che oltre alla bangladese erano numerose: tunisina, venezuelana, romena, cinese, albanese, figli di coppie miste, con genitori italiani e statunitensi, brasiliani, francesi. Abbiamo considerato i bambini come i principali mediatori per le donne e le famiglie in Italia nell’apprendimento della nuova linguaSiamo partite dall’esperienza di molte donne straniere che arrivando in Italia non hanno molte occasioni di relazionarsi al di fuori della propria famiglia, e non imparano la lingua Italiana se non attraverso il filtro dei figli che si integrano molto più rapidamente nel nuovo paese perché frequentano la scuola o perché giocano con gli altri bambini. Attraverso di loro, le madri possono avviare i primi passi verso l´integrazione. 
 
I lavori realizzati con i bambini sono stati presentati presso: Milano e Oltre, La triennale di Milano, M.A.X.X.I. BASE Roma, The Gallery Apart Roma.

La mostra proseguirà al [NON]Museo da sabato 5 Dicembre a sabato 27 Febbraio.

Sara Basta, vive e lavora a Roma. Si è laureata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e specializzata in Video, Fotografia e “Site and Situation Art” presso la Fine Art Academy di Helsinki.  Nel suo lavoro utilizza differenti media tra cui: fotografia, video, disegno e cucito. La sua ricerca si sviluppa attraverso progetti sia individuali che collettivi, attraverso laboratori con adulti e bambini. Alcune delle tematiche affrontate nei suoi lavori sono: lo spazio, l’identità, l’educazione. Nel 2015 ha partecipato alla Residenza Artistica Bocs a Cosernza, curata dai Martedì Critici. Nel 2012 con il progetto “Lingua Mamma” ha vinto il concorso “Arte, Patrimonio, Diritti Umani”, indetto da Connecting Cultures, e Fondazione ISMU. Il progetto è stato presentato all’interno di “Milano e Oltre” alla Triennale di Milano, presso il MAXXI B.A.S.E. di Roma e presso la galleria The Gallery Apart di Roma. Ha partecipato a numerose esposizioni nazionali ed internazionali.
Mariana Ferratto, Mariana Ferratto laureata all’Accademia di Belle Arti di Roma ha completato la sua formazione con studi di teatro danza e danza contemporanea. Lavora principalmente con il video. Nel 2015 ha partecipato alle Residenze artistiche Cosenza da I martedì critici; 2014 alla FVD Residence Program- Careoff, Milanocurate; nel 2010-2011 ha partecipato alla  Citè Internationale des Arts, Paris presso lo studio di Incontri Internazionali D’Arte. MOSTRE PERSONALI: 2015 Esercizi per occhi pigri, The gallery Apart, Roma, Passo a due, Careoff-DOCVA; Ciao, The gallery Apart, Roma;  2009 I pesci rossi  alla Fondazione Adriano Olivetti, Roma; Inside #4, The Gallery Apart, Roma. 2005 Why?,Fondazione Pastificio Cerere, Roma. MOSTRE COLLETTIVE: 2015 EGOSUPEREGOALTEREGO. Volto e Corpo contemporaneo dell’arte, MACRO, Roma; 2013 Biennale di Monza, 2012 Re-generation MACRO testaccio, Roma,Serrone della Villa Reale di Monza, 2010 Monnaie de Paris, Paris; Galerie Celal, Paris; Videoprogetto Birmingham; Platfrom Translation_Interface,MLAC, Rome. 2009 EXTRACONTEMPORANEA,Nuovo Cinema Aquila, Roma;USINE DE RÊVE, 26cc, Roma. 2008 N.EST 2.0, Museo MADRE, Napoli; All day video & sound Art. Works selected, par des commissaries indépendans, St. Louis, Missouri – USA; Videoteque in Calypso, Sala Rekalde, Bilbao. XIII Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo,Bari; “HELP YOURSELF” become an ego lover, Londra; UP Itinerant Visions, Zurich .2007 V Festival Internacional del Cine Pobre, Cuba;Isola Video,Studio Stefania Miscetti, Roma; Attori/Spettatori, Auditorium Parco della Musica, Fondazone Alda Fendi, Roma.2006 Almadromestica, avec Drome megazine.2005 Play ’04,  Neon-Campobase Bologna, C/O Careof Milano; Take five, Galleria VM21, Roma PROGETTI SUL WEB 2009UnDo.net – 2 V I D E O.
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 > CHARLES BURDETT E DEREK DUNCAN 
“Transnationalizing Modern Languages ”
Mostra

L’istallazione presenta una parte del lavoro svolto in due scuole di Edimburgo, la Drummond Community High School e la Castlebrae High School, nell’ambito del progetto Transnationalizing Modern Languages. Mobility, Identity and Translation in Modern Italian Cultures (UK). Lavorando con insegnanti di arte e alunni di età tra i 12-18 anni, considerati come co-ricercatori nel progetto, sono state realizzate delle esperienze didattiche guardando alle pratiche di traduzione culturale pensandola non solo in termini linguistici, ma anche in relazione alle sue mutazioni in riferimento alle migrazioni e ai movimenti delle idee e degli oggetti. Punto focale di alcuni progetti è stato l’artista scozzese Eduardo Paolozzi, che gli alunni coinvolti conoscono molto bene per i riferimenti sia locali che globali del suo lavoro. Essendo i professori dei due licei considerati come coricercatori del progetto universitario, restando entro i termini teorici generali dati, sono stati lasciati completamente liberi di trovare i propri mezzi di espressione culturale con i ragazzi.

La mostra proseguirà al [NON]Museo da sabato 5 Dicembre a sabato 27 Febbraio.

Derek Duncan è professore ordinario presso St Andrews University in Scozia. Ha curato volumi sul colonialismo e postcolonialismo italiano e la sua ricerca si focalizza soprattutto su questioni di genere e di sessualità. Attualmente sta preparando un volume monografico su cinema italiano e migrazione. Partecipa al progetto di ricerca “Mobility, Identity and Translation in Modern Italian Cultures” (http://www.transnationalmodernlanguages.ac.uk) il cui scopo è di identificare ed analizzare le modalità culturali dell’emigrazione italiana nel mondo. 

Charles Burdett è professore di Italiano alla Bristol University e è leader del progetto “Transnationalizing Modern Languages: Mobility. Identity and Translation in Modern Italian Cultures”. Si è laureato in  Modern Languages (French and Italian) alla Oxford University (BA 1989) dove ha conseguito anche un dottorato (1994) sulla Letteratura utaliana tra le due guerre. Ha insegnato alla Cardiff University (1993-97) e a Bristol come Lettore fino al 1997 , poi Senior Lecturer (2002), e Reader nel Dipartimento di Modern Italian Studies (2009). E’ nell’editorial board della rivista Italian Studies ed è membro del Peer Review College of the AHRC. 

archivio settembre-novembre 2015

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 VIOLA NICCOLAI 

“MAPPE PER UNA CITTA’ SENTIMENTALE” 

INSTALLAZIONE PARTECIPATA

Nata da un progetto condiviso con Valentina Pagliarani

“Paesaggi/strade/mappe/simboli. Interni, esterni, itinerari: immagini reiterate come quelle incontrate più volte nei viaggi più comuni e fissate su carta, tappe di un viaggio che è stato percorso a piedi e raccontato per essere a sua volta di nuovo raccontato”. Viola Niccolai

Il progetto: Quattro occhi appartenenti a due persone che si sono appena conosciute. Questi occhi incontrano, conoscono, riscoprono alcuni luoghi della città di Cesena attraverso un’esperienza di scambio e condivisione di immaginari che solo lo sguardo può proporre.Gli occhi appartengono a: un’artista e una curatrice.La prima si chiama Viola e la seconda Valentina.# fase uno # cosa fa Valentina: Passeggia per la sua città, Cesena. Guarda, osserva, incontra persone, scrive, rintraccia luoghi pubblici di condivisione per la comunità nella quale vive, ne rintraccia altri privati che rimandano al suo sguardo interessanti annotazioni sentimentali o percettive dello spazio che sta attraversando. Scatta foto di ciò che i suoi occhi vedono e di quello che i suoi sensi rimandano in quel preciso momento e le spedisce sotto forma di cartoline fotografiche a Viola.# fase due # cosa fa Viola: Riceve le cartoline e il racconto per immagini per come lo ha vissuto Valentina. Apre il materiale, seleziona una serie di cartoline e inizia a creare per quell’immagine un nuovo percorso costruendo una sorta di narrazione aperta. Viola conoscerà la città di Cesena, che ha attraversato fisicamente solo poche volte, attraverso lo sguardo di Valentina e proverà a restituire una narrazione della città nata dalla condivisione di due diversi tipi di rapporto con la conoscenza di un luogo, familiare o sconosciuto. Nella stessa narrazione potranno intervenire i visitatori del [NON]Museo attraverso una pratica di partecipazione che sarà attivata nell’installazione stessa.

Viola Niccolai, Nasce a Castel del Piano, un piccolo paese sul Monte Amiata (GR) il 7 dicembre 1986.  Frequenta il corso di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e il biennio specialistico d’illustrazione all’Accademia di Bologna. È stata selezionata per la mostra degli illustratori della Fiera di Bologna 2012 e alla biennale d’illustrazione d’Ilustrarte nel 2014. Assieme a Silvia Rocchi e Francesca Lanzarini ha creato il progetto espositivo e il libro Bosco di betulle. Fa parte del collettivo La trama autoproduzioni. Ha collaborato con la rivista “Hamelin” e il “NY Times”. A settembre 2014 esce per Topipittori il suo primo albo illustrato, La volpe e il polledrino, su un racconto di Antonio Gramsci.

 

parole corte

 > ELENA BELLANTONI 

“PAROLE CORTE”

INSTALLAZIONE

Cortile
Cortigiano
Cortese
Cortesia
Corteggiare
Corteggio
Cortina di ferro
Corteccia
Corteggiamento
Corteo
Corticale 
Cortocircuito
Fare la corte
Venire alla corte
Le bugie hanno le gambe corte
Per farla corta
Prendo la via più corta
Te ne sei accorto?

Parole Corte è un lavoro di natura relazionale, ci sono delle parole che servono al corteggiamento che descrivono uno stato d’animo o un sentimento. Nella corte si affaccia varia umanità, ognuno con la sua storia da raccontare. Le parole diventano corte, brevi e immediate; battano sulla macchina per scrivere che come un’eco dà voce ai pensieri del cortile. Il ferro della cortina delimitava un territorio ostile, non valicabile in Parole Corte il confine viene annullato attraverso l’abitare uno spazio comune in cui si affacciano visioni condivise. Questa installazione è l’esito della performance che l’artista ha eseguito il 19 e 20 settembre 2015 presso “Di cortile in cortile – Festival itinerante tra geografie affettive, arte e infanzia”, progetto curato da Katrièm Associazione, e raccoglie le storie lasciate dal pubblico partecipante. L’installazione è aperta ai visitatori del [NON] Museo che possono a loro volta lasciare a questa stanza un proprio scritto utilizzando le macchine da scrivere.

Elena Bellantoni,  (Vibo Valentia,1975) vive e lavora tra Berlino e l’Italia. Dopo essersi laureata in Arte Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, studia a Parigi e Londra, dove nel  2007 ottiene un MA in Visual Art al WCA University of Arts London; approfondisce poi il teatro-danza e le arti performative con workshop e corsi di alta formazione in Italia ed all’estero. Nel 2007 costituisce Platform Translation Group e nel 2008 è cofondatrice dello spazio no profit 91mQ art project space di Berlino. 
 
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VIOLA NICCOLAI

“La volpe e il polledrino”

MOSTRA DELLE TAVOLE DELL’ALBO ILLUSTRATO

BIBLIOTECA MALATESTINA e [NON]MUSEO / dal 7 Novembre al 31 Dicembre 2015

La mostra di Viola Niccolai, dedicata all’albo illustrato La volpe e il polledrino, rappresenta l’ultima tappa di un progetto denominato ARCIPELAGO – Esercizi e pratiche di arte pubblica e favole urbane. Durante la settimana in cui è stata realizzata l’opera sul muro della Scuola Carducci in via Turchi 1, l’illustratrice incontra alcune classi di bambini e svolge una serie di laboratori didattici che danno vita a dei piccoli libri disegnati utilizzando china su carta. I libri sono stati esposti in Biblioteca Ragazzi fino all’arrivo di questa mostra che presenta le tavole originali realizzate per il libro. Edito nel 2014 dalla casa editrice Topipittori La volpe e il polledrino è un commovente racconto, tratto dalla raccolta di novelle e lettere L’albero del riccio, scritta da Antonio Gramsci per i figli Delio e Giuliano. Una storia sospesa e incantata, dedicata a una Sardegna fiabesca e ai suoi abitanti più avventurosi, i bambini e gli animali, prende corpo attraverso le immagini di Viola Niccolai. Un colloquio affettuoso e profondo fra presente e passato, mito e cronaca, infanzia ed età adulta, condotto in una prosa nitida e luminosa, capace di stringere in un nodo indissolubile l’ottimismo della stagione infantile al pessimismo della visione adulta. La mostra è divisa in due parti: una parte è esposta in Biblioteca Malatestiana e la seconda parte presso [NON] Museo in Via Aldini, 50.

archivio mostre novembre 2014 / maggio 2015

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opera di Giorgia Valmorri / photo: Marco Mastroianni

MOSTRE E INSTALLAZIONI

“Giocare con l’arte? Ma capiranno? Così piccoli, capiranno cos’è l’Arte? Capire cos’è l’Arte è una preoccupazione (inutile) dell’adulto. Capire come si fa a farla è invece un interesse autentico del bambini”. Partendo da questo pensiero di Alberto Munari, con il quale descriveva il metodo del padre, il [Non]Museo propone una programmazione e curatela di mostre e installazioni pensate per i più piccoli, coinvolgendo il lavoro e le poetiche di artisti provenienti da vari ambiti. Fondamentale nella nostra idea di percorso espositivo è il punto di vista del bambino rispetto alla fruizione ed osservazione attiva delle opere. Gli allestimenti avranno perciò come obiettivo quello di creare una dimensione a misura di bambino, affinché il suo sguardo così come i suoi recettori sensoriali possano incontrare l’arte con modalità attive e spesso partecipative.

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dal 21 Marzo 2015 

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“Occhio che ascolta, orecchio che guarda”

Mostra di illustrazione di Emanuela Orciari

 

La mostra propone un estratto del lavoro di Emanuela Orciari attraverso una serie di tavole che l’autrice ha illustrato per l’albo “La portinaia Apollonia”, scritto da Lia Levi ed edito da Orecchio Acerbo. Il libro, vincitore nel 2005 del Premio Andersen come miglior libro 6/9 anni e Super premio Andersen come Libro dell’anno, offre ai bambini una finestra di riflessione sui difficili temi della seconda guerra mondiale, aprendo uno squarcio sulla vita di un bambino ebreo. Di fronte ad un difficoltoso e così duro tema da affrontare con i bambini, le illustrazioni così come il testo propongono una via trasversale, che permette di avvicinarsi agli eventi traumatici della guerra per giungere però ad evidenziare l’amore, l’altruismo, il coraggio e la solidarietà di cui è capace l’essere umano. L’intensità espressiva e commuovente delle illustrazioni narrano di emozioni e pulsioni vibranti, seguendo fluidamente il profondo, semplice e chiaro testo narrativo, che incoraggia poi gli adulti a mediare, spiegare, raccontare e approfondire i fatti. Ogni tavola esprime e suscita nel lettore un sentimento capace di proiettare direttamente dentro alla storia e sembra proprio che ogni disegno inviti i nostri occhi ad ascoltare oltre che a vedere e alle nostre orecchie a guardare oltre che ad ascoltare.

 

LABORATORI

“DALLA PORTINAIA APOLLONIA VERSO ALTRE POSSIBILI STORIE”
Laboratori intorno alla mostra di illustrazioni di Emanuela Orciari 
 

SABATO 21 MARZO

> Laboratorio di costruzione di piccole storie 
a cura di Leslie Silvani 
dalle 17.00 alle 18.00 per bambini 3-5 anni
 
> Laboratorio di costruzione di piccole storie 
a cura di Leslie Silvani e Laboratorio di illustrazione a cura di Emanuela Orciari
dalle 16.00 alle 18.00 per bambini 6-13 anni
 

SABATO 28 MARZO

> Atelier di costruzione di storie plurimateriche
a cura di Fabiola Tinessa 
dalle 16.00 alle 18.30 per bambini dai 3 anni, ragazzi e adulti
 

SABATO 4 APRILE

> Laboratorio di illustrazione
a cura di Emanuela Orciari 
 
dalle 16.00 alle 17.00 per bambini 5-7 anni
dalle 17.00 alle 18.30 per bambini 8-13 anni
 
Il costo dei laboratori è di 3 a bambino. Per partecipare é necessario iscriversi a info@nonmuseo.it.

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Novembre 2014 < Maggio 2015

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“MESSO A DIMORA”

Installazioni di Giorgia Valmorri

Progetto in site specific per [NON]MUSEO / CENTRO DI ARTE E CULTURA CONTEMPORANEA DALL’INFANZIA

Unirsi ed unire. I legami che si creano tra luoghi, persone e oggetti sono collegamenti alla vista trasparenti ma carichi di emozioni contrastanti. In un gioco di trasparenze riaffiorano ricordi, quello che c’ era prima di noi e che ha contribuito a formare quello che siamo e quello che è l’uomo. Come piccoli semi che creano connessioni,  vengono trasportati dal vento e attecchiscono quando trovano il “luogo ideale”.

Giorgia Valmorri

Ci sembrava importante che la prima mostra del [NON]MUSEO rispondesse ad alcune domande che ci eravamo posti: sui contenuti, sul luogo, sulle relazioni, sull’arte. Questa mostra – installazione nasce così da un invito che Katrièm volge all’artista Giorgia Valmorri proponendole la costruzione di un lavoro intorno al luogo del “Centro culturale San Biagio” che ospiterà il [NON]MUSEO. Ci è apparsa curiosa la possibilità di instaurare un dialogo con ciò che già respirava dentro a quelle mura così cariche di storia culturale e sociale. “Messo a dimora” è un elogio alla relazione, alla partecipazione, agli incontri, alla lentezza del seme che cresce, alla meraviglia dell’umano così come del suo pensiero e della concretezza del suo agire, alle storie che ogni oggetto e ogni luogo possono raccontarci, alle piccole porzioni di città situate tra mattoni e verde. E’ un discorso solenne e primitivo che richiama a sé pratiche ludiche di intervento da parte delle persone. Tutto quello che ci circonda influenza il nostro andare facendoci cambiare direzione e permettendoci di scoprire mondi e sensazioni che soli non avremmo mai potuto vedere partendo dal nostro solo punto di vista. 

Valentina Pagliarani

[photo: Marco Mastroianni]

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“PER UN ATLANTE DELLO SGUARDO”

a cura di Katrièm Associazione

Esito della IV° edizione di Borgo Indaco Scuola estiva di + arti per bambini
opere esito dei laboratori condotti da: Valentina Pagliarani, Fabiola Tinessa, Leslie Silvani, Enrico Malatesta, Giorgia Valmorri, Barbara Balestri, Simona Barducci, Emanuela Orciari.
 

  “André Breton mostrava una totale fiducia nel meraviglioso, nel sogno, negli stati allucinatori e nella follia, ossia in tutto ciò che sfuggiva alle logiche razionalistiche. L’esperienza surrealista ci riconduce a quella vissuta a Borgo Indaco, uno spazio dedicato all’infanzia in cui si disseminano visioni inedite e si rivendica il diritto dell’infanzia di creare nuove cosmogonie con e attraverso l’arte. Sfruttando le qualità immaginifiche dei bambini e dell’arte, gli avventori di Borgo Indaco approdano ad uno spazio sospeso, ibrido in cui si sovrappongono il mondo che abitano e quello che creano. Il tutto si traduce in un’opera collettiva e partecipata, dagli esiti indefiniti e costituita da disegni, illustrazioni, gesti, taccuini, fotografie, atlanti fotografici, ritratti, mappe del sé e del mondo. L’arte, in questo caso, dà la possibilità di sperimentare e di sperimentarsi liberamente, di istituire connessioni inedite che procedono per analogie, somiglianze o contrapposizioni. Essa permette così di creare l’assente, di conservare il desiderio e la curiosità per il mondo e di immaginare ciò che non si é ancora compiuto. Questa mostra-installazione porta con sé i settantacinque piccoli sguardi dei bambini di Borgo Indaco che ci riconfermano  costantemente l’importanza dell’azione creativa, del pensiero, dell’istinto e della purezza innata dello sguardo, della relazione e della negoziazione continua di significati come pratica ludica fondamentale nell’arte così come nella vita”. [dal contributo “per un’erranza infantile” di Adele Vuoto, sguardo esterno su Borgo Indaco]

[photo: Leslie Silvani]

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da Novembre 2014 a Febbraio 2015

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“Tracce”

Mostra di dipinti di Barbara Balestri

I suoi dipinti prendono sempre come punto di partenza un ritratto fotografico e lo scopo principale di tutto il lavoro è la destrutturazione: il mondo fenomenico si sgretola, i corpi sono indifesi e vulnerabili, esposti sul limitar della pelle. Opere che si muovono lungo una struttura orizzontale in cui l’uomo cerca l’uomo, nelle  quali il colore è sfumato fino quasi a cancellare le forme e le figure negano qualunque ragione oggettiva. Il bianco di ogni tela è un tempo-spazio finito ma che si lega a tutti gli altri come a costruire un’unica storia.